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Trattasi di blog a carattere culinario che raccoglie migliaia di ricette di cucina

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IL FILO D'ORO dei CRISTIANI In "Terra Santa" tesse la luce del Perdono nella Poetica di Ninnj Di Stefano Busà

di Carmelo Mezzasalma

 

"Ancora mistero quello che scorre

ignoto, oltre la Tua dèbacle.

Cerchiamo l'ala tra bordure

aspre di rovi che concludono

la corsa nel fossato.

Benedici la mensa dei poveri,;

concedi il novilunio alla stagione

di erbe e tordi, immeritatamente

sciogli un po' di miele al labbro.

 

Non un solo dettaglio si è umanizzato,

ci siamo scaldati e sfamati,

(indegnamente), abbiamo bevuto

il nettare divino. Ancora imperversa

il rovello che ci devasta.

Tu, dall'inestricabile assillo,

rinserra le promesse, dacci la fede." (Ninnj Di Stefano Busà pag.59)

 

Questa poesia, tratta dal recentissimo libro di poesie. L'assoluto perfetto - (Meditando in Cristo (kairòs Edizioni, Napoli 20101, pref. Antonio Spagnuolo) di Ninnj Di Stefano Busà, è un bellissimo esempio di come, ancora oggi, si possa far poesia religiosa senza cadere nel manierismo o nel sentimentalismo a buon mercato. Studiosa di Estetica e di Letteratura, Ninnj Di Stefano Busà (laureata in Lettere), è anche una poetessa finissima per questo suo linguaggio così fortemente intriso di umanità e al contempo di una rigorosa religiosità che le fa intravedere, con uno sguardo nuovo e partecipe, la crisi di civiltà del nostro tempo. La poesia esprime bene questa sete d'infinito che la creatura umana reca nel suo cuore, la tensione verso l'assoluto che la parola poetica inquadra e definisce nel semplice gesto quotidiano del pane sulla tavola - allusione all'Eucaristia - di quei poveri che vedono in Cristo Colui che può dare il senso del loro destino, pur in mezzo alle contraddizioni e lacerazioni della storia. Così, il felice incastro tra la bellezza delle immagini e l'anelito inesauribile verso l'assoluto, centrato sulla figra di Gesù, non dà affatto l'idea che la fede della poetessa significhi torpore o assopimento. Al contrario, la sua tensione spirituale non ritiene di sapere quale sia il suo destino - si noti il bellissimo verso: "ancora imperversa/ il rovello che ci devasta" (pag.59 del volume) - ma sa che Dio, e solamente Lui, ne ha la chiave. Da qui la tonalità accorata della poesia che si affaccia sul mistero della vita tesa al suo compimento, ma nella serenità di una preghiera che sa di essere accolta proprio in quello slncio dell'anima che vuole nutrirsi di assoluto e non di facili menzogne, come il mondo intorno a noi.

Così, Ninnj Di Stefano Busà non esita a porre la questione di Gesù Cristo anche all'interno della ricerca poetica. Diversamente da tanti poeti del nostro tempo, non lo lascia fuori dalla porta, ma chiede che Egli entri al centro di tutto come il volto più forte di tutte le idolatrie. Il volto umanissimo del "pane" che nutre silenziosamente la fede e la vita.  (Carmelo Mezzasalma)

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