Trattasi di blog a carattere culinario che raccoglie migliaia di ricette di cucina
di Ninnj Di Stefano Busà
Parlare di Dio, compenetrasi nella sua Essenza e Immensità è la cosa più difficile che un individuo possa pensare di fare. Occorrono lucidità e obiettività, intelligenza raziocinante, elevazione intellettuale e conoscenza, che pure, a volte, non bastano per intuire la Verità altra o l'Altra Dimensione...Mentre il limite umano è ristretto al tangibile, legato ai suoi vincoli biologici di riduttività e di incompletezza terrene.
Senza dire dell'essere umano e delle sue molte storie di dolore e d'inadeguatezza, di tragica relatività.
Ma oltre all'intelletto lucido e razionale, a volte, occorrono altre doti di sensibilità e di underGrund, essere padroni della lingua del cuore, saper discernere il bene dal male, se si vuole affrontare e discettare sulla "parola"alta o di Cristo attraverso un linguaggio che lo intuisce e lo vuole rappresentare. Il mistero insondabile dell'avvento e di tutto l'itinerante viaggio di Lui in Terra Santa, fino alla crocefissione e morte è frastagliato di scritti. E' stato speso tanto pensiero, forse troppo, sul profilo di nostro Signore, che ora forse ci spetterebbe il silenzio.
Ma l'uomo non può fare a meno di scavare nei meandri della sua oscurità-cecità, della sua subalternità, per cogliere almeno una briciola del suo sacrificio, della sua intercessione e del salvamento dell'umanità di cui è fatto oggetto da parte del Padre.
Vi sono molte visioni in Cristo: gli atei che non ne ammettono l'esistenza e la escludono "a priori", negano qualsiasi antefatto o immanenza, sono restii ad ogni ponderata riflessione sul tema mistico-religioso; poi vi sono gli agnostici, i miscredenti cronici, i bestemmiatori e i blasfemi che lo irridono e ne fanno materia di abusi verbali e di scherno, vi sono gli ipocriti e infine l'ortodossia più becera e bieca, inquietante e umiliante per la storia di tutta la religione e dell'umanesimo e del Cristianesimo più elementari.
Meglio poi astenersi sui nevrotici o gl'insipienti e gl'ignavi, di quelli che hanno fatto del sacrilegio e del saccheggio della parola "divina" il loro punto fermo.
Perciò che parlare di Dio è materia oggi quasi inconcepibile e inconciliabile con la postmodernità. Con tutto ciò e malgrado ciò, per alcuni autori e intellettuali che ci credono, la partita con Cristo non è chiusa. Essi scavano (compresa la sottoscritta,che da poco ha pubblicato: l'Assoluto Perfetto, (dialogando in Cristo) nella speranza di un reperto logico e tangibile che dal profondo abisso dei secoli porti alla luce l'essenza di Dio, l'essenza della sua Perfezione. Una fonte inesauribile di speranza, una sorgiva di vita che sa dissetare gli increduli e i dubbiosi, così come quelli in cui la fede è forza di gravità, modello esistenziale e itinerario logico verso il metafisico della deità, imponderabile enigma della fede, del dogma religioso. C'interroghiamo spesso sulla figura di Cristo, nostro Salvatore, ma senza chiederci cos'è che ci espone alla riflessione su di Esso. Noi tutti abbiamo bisogno di credere per esistere, credere in "qualcosa", in "Qualcuno", forse nel Trascendente o in un Oltre da noi.
E in Chi se non in Cristo possiamo trovare la forza per orientarci, per combattere, per vivere senza essere stritolati da una "morte in vita" che solitamente c'incombe?
Arnoldo Mosca Mondadori ha saputo cogliere nella sua interezza o quasi, questo interrogativo che chiama all'indagine cristologica molta umanità, molti intelletti con una dose di criterio e di logica.
La sua è una forma estremamente umile e nel contempo eccezionalmente valorizzata dalle metafore, dalle allegorie. Si esprime con dovizia di particolari, fa sua una sintesi preliminare che conduce in tutta l'opera e ne influenza tutta la narrazione e i significati profondi della teoresi : indaga in Cristo attraverso il suo infinito e il suo infinitesimo porsi alla Beatitudine dei cieli, ad ampio raggio. Come un bisturi nel tessuto del corpo incide e porta alla luce le carenze del peccato, la scarsa intelligenza, il male virulento e negativo della storia di duemila anni:"hai divorato la vita per renderla resurrezione" e non smette di esaminare la figura di Cristo, neppure nella nebbia oscura e profonda di qualche dubbio. Lo fa con una ricchezza di sintesi, con una particolare predilezione verso i dettagli che potrebbero sfuggire a chiunque, ma non a lui: "Questo tuo cibo che penetra il corpo ed è luce/ gloriosa ed è morte. Questo tuo volto di morte/ d'amore che genera gloria nelle ossa."(pag. 58)
Trattasi di una forma sincopata di sapienza lirica che gioca tutto sulla profondità e la conoscenza teologica, che può gustare solo chi se ne intende, perché evince il desiderio legittimo di cogliere la vera essenza, ovvero la pienezza del Dio.
Si avvertono risonanze balthasariane o rimembranze di grandi autori gregoriani, o almeno delle grandi culture giudaiche o di Sant' Agostino, di Gregorio di Nissa, di Francesco d'Assisi.
Una "parola"preghiera, ma anche indagatrice che porta in sé tanta malinconica interazione per un mondo perduto nelle tenebre fitte della negazione e dell'ostracismo in Cristo.
E' una verità che fa meditare, espressa in modo ineccepibile, sintetico e altamente umano quella di Arnoldo Mosca. Una confortante indagine interiore ispirata ad una sorta di scavo psicologico e umano assimilabile e reso fluido da altezze così irrangiungibili in poesia, da divenire pietre miliari; " la via è la morte, / la via è l'Amore" (pag 19) e ancora: "laggiù/.../ tutto qui sa morendo, sta marcendo./ ma qualcosa trapassa, come acqua nelle grotte./ e ancora: Laggiù sui lineamenti dell'Assoluto (pag.18)
Paradossale appare questo nulla che si svuota, che s'inabissa in Cristo per riemergere attraverso l'umanità del Suo sacrificio, attraverso il Pane della Sua carne offerto in sofferenza, alla mensa del Padre.
L'oscura altezza e profondità del suo messaggio Medianico attraverso la morte e la resurrezione sono chiari indici di un progetto a lunga scadenza che sfida le profondità insondabili del peccato originale per porsi in dirittura d'arrivo con la salvezza del genere umano, con la completezza e l'Infinità del Redentore, che si è fatto sangue e carne nel magma del suo calvario.
Di portata storica è l'abisso in cui la progenie è precipitata, in un mare insondabile di inettitudini, di contraddizioni, di peccati. La Luce di Dio è in grado di salvarci, questo ci vuole indicare Arnoldo Mondadori nella sua opera, un'opera che esamina Cristo e s'interroga sullo scientismo della fede, e dunque, della sua anima più profonda e inafferabile, perché la morte sia vita e sia Amore come giustamente intuisce e fa suo il lungimirante pensiero di Mosca Mondadori.