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Trattasi di blog a carattere culinario che raccoglie migliaia di ricette di cucina

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CARMINE MANZI VISTO DA NINNJ DI STEFANO BUSA'

di Ninnj Di Stefano Busà

 

Si staglia come un faro nella notte, la luminosa e carismatica figura di Carmine Manzi. Un Maestro, uno scrittore e poeta accreditato, la cui tecnica linguistica e la cui attività letteraria sono da più di mezzo secolo apprezzate, studiate e approfondite da molti critici e studiosi. Il grande scrittore ottuagenario ma dalla lucida e genuina ispirazione che tutto lo attraversa mi ha fatto il dono oggi dei suoi ultimi lavori di scrittura ed io non voglio resistere alla tentazione di recensirlo ancora una volta.

Ci eravamo occupati in più occasioni dell'arte manziana e sempre in ottime scelte di scrittura, sia poetica che narrativa. Oggi il suo ultimo nato: Non finisce oggi il giorno è davvero un libro completo, un approdo con esiti nobilissimi di quel tragitto culturale, lessicale e umano che hanno fatto di lui un caposaldo della cultura del Sud.

Come molti altri personaggi dell'area meridionale, Carmine Manzi risente il tratto e la maniera magistrale del fare letteratura a tutto tondo: figure e paesaggi, diari di guerra, emozioni e suggestioni, la sua proprietà introspettiva di compendiare le diverse esperienze lo portano a rappresentare il suo mondo culturale in una dimensione quasi onirica, per la condizione essenziale e primaria del suo spirito, che esamina il mondo esterno, dissetandosi alle acque limpide del suo mondo surreale ma anche reale.

Un mondo a sua immagine: un'oasi di pace, un tripudio del pensiero, il rifugio prediletto dal Nostro, legato alla terra d'origine in maniera endemica, che in forma di cordone ombelicale gli fanno vivere le luci e le speranze, gli intimi sapori, gli odori, le tradizioni, i mestieri,  gl'interrogativi, il tormento e l'estatico stupore della Bellezza e della Poesia.

Poesia pura la sua, non inficiata nè contaminata da scorie tossiche di mode o di segnali estremi di rifiuto, da sperimentalismi che testimoniano una facciata in cui si specchia il nulla, o la mancanza di contenuti, la trita storia di chi ama fregiarsi da Poeta, senza averne i connotati. La celebrazione del nulla non è il suo forte.

Egli appartiene al suo Sud, bello e selvaggio, caratterizzato da policromie e colori che sono la struggente forza di tutti i veri poeti, l'ineffabile sintesi e il compendio di un patrimonio linguistico di grande respiro, fatto di passione e di fascino, di abbandono e di silenzi, di solitudine e di grazia, di vento e di arsure, di campi e uliveti, di casolari sperduti: un mondo agreste rassicurato e compreso nella sua fede in Dio e nell'archivio segreto dei suoi raccoglimenti.

L'atmosfera ineffabile del luogo natio, i suoi borghi, i suoi valori ancora agresti e intatti sono per Carmine Manzi la sua fucina di cultura, il luogo privilegiato della sua meditazione, delle sue scritture e letture, che sono l'essenza inesauribile del suo slancio vitale, la sua ascesi di salvezza, la reperibilità cronologica della sua vicenda personale dentro la storia dei suoi 65anni di attività letteraria ininterrotta, entro cui ha nutrito e proiettato la sua esistenza e l'oro della sua memoria, fuori dalla rasserenante Accademia di Paestum, da suo Eremo Italico che fanno da sfondo e da vocazione al suo percorso cultitale e umano. 

Molti i suoi scritti, numerosissimi e tutti interessanti i suoi articoli giornalistici, i saggi, i racconti, la Poesia: la critica militante si è occupata di lui in varie occasioni per recensirlo, sintetizzare esegeticamente il suo dettato linguistico, dargli quell'apporto critico che in ogni autore fanno da stimolo e identificazione con se stesso, con la sue linee di riferimento, le sue visioni di vita, la vocazione ad esprimere la metafora di un mondo quasi sacro, con lo stupore infantile ancora intatto e la ricorrente storia acerba del suo cuore che palpita nella rievocazione. Lo scrittore guarda alla vita come il  fanciullo pascoliano, con gli occhi stupefacenti e limpidi dell'entusiasmo giovanile, sa imprimere agli anni che passano veloci la passione e l'ardore della giovinezza: il cuore dichiara "non invecchia" ha la potenza di un lucido e insopprimibile barlume di felicità primordiale, basta trovare quella fonte di energia, indirizzarla nella maniera giusta, esaltarla e lo sollecitarla per restare fresco e genuino in interiore homine.

E il fanciullino che è in lui riesce a manifestare eccellenti doti di sacralità, di gioia di vivere, di affetti, di acerbità, di delicatissime cromie e di raccoglimento inesauribili.

Sono fonte di gioia e di conforto, ineriscono alla storia e alla pacata bellezza del sogno, all'inirico e incontaminato eden della sua giovinezza. Non vi è dramma nel sunto esistenziale dell'atore: la summa degli anni non conta, lo porta anzi ad avere l'esperienza di un guru negli occhi incantati di un bimbo.

Ma vi è in Carmine Manzi anche la consapevolezza dell'inganno, la certezza che la vita non è fatta di petali, ma di rovi e spine, il dolore batte alle porte, la sua non è atarassia, ma forte e vigorosa visione del mondo, non è impacco sulla piaga, ma impegno e serenità quotidiani, è lotta che inducono a sgombrare l'animo dal tormento, dal gravame che blocca l'esistenza e ne fa ostacolo alla luce del sole, di Dio, della speranza di un altrove, dell'Aldilà.

 

Carmine Manzi ha vissuto in arte e per l'arte, ha collezionato un'infinità di premi, riconoscimenti, conferimenti, medaglie d'oro: è stato insignito per sette volte di Premi alla Cultura del Presidente del Consiglio, ha pubblicato oltre 100 libri tra poesia, saggistica, narrativa. Ma non è per questo che egli oggi si presenta al pubblico dei suoi estimatori come Maestro, bensì, perché benemerito e forte di una caratteristica peculiare che è nell'anima mundi del suo itinerario di vita, di rappresentazione esistenziale, di memoria; fa parte del suo patrimonio genetico e ne è la logica conclusione: doti d'intelligenza, di sensibilità cognitiva, di nobiltà storica del linguismo lo contraddistinguono, e mi si passi la parola eccezionali per i tempi che corrono.

La misura e il garbo con cui opera da sessant'anni ne hanno fatto una formazione meditativa stratificata, una sorta di monumento storico all'eterna giovinezza dei sempreverdi anni. Siamo in presenza di una personalità poliedrica, fatta a immagine della Storia letteraria e dei suoi contenuti più profondi.

 

Parlare di Carmine Manzi al Sud è come richiamare l'attenzione sui punti cardini del Meridione, che vede tutt'oggi personaggi importanti delinearne linee e contenuti. Lo scrittore ha attraversato la Storia del Novecento, con la levità della Poesia, ma anche con la gravità storiografica, socio/storica e politica di un paese che ha nel cuore il patrimonio culturale dell'intera nazione. Non ci soffermeremo, qui, ad indagare specificatamente nel versante della sua scrittura né sul linguismo che l'hanno generata e sostenuta. La formazione da cui origina la sua arte è profonda, preparata e formata a dare il meglio di sé nelle Lettere.

Andremo dritti al nocciolo, alla meditazione e al pensiero di uno scrittore che non finge, di essere altri da sè, perché egli E'.

Non appartiene alle camarille, ai noti autori moderni infiltrati e ben accreditati presso le Redazioni di Case Editrici elitarie, ma proprio, perciò, genuino e abbondantemente esemplare nella sua immediata genuinità e nella sua verità quasi assolute.

Egli appartiene alla categoria delle voci operose che hanno fondato la cultura meridionalistica e l'hanno modellata ai luoghi, alle assenze, ai sentimenti dell'italianità, rapportandosi alla concatenazione filologico/culturale di un Sud martoriato e isolato, spesso abbandonato e umiliato. La sapienzialità del suo rapporto con la terra di origine ne ha fatto un crogiolo di idee, una rappresentazione allegorico/cantabile dell'Arte poetica, che escludendo le radici, rende cantori universali, Poeti maturi e rilevanti per le nuove generazioni che verranno: Mediocribus esse poetis, (Orazio, Ars poetica, 372-73).

Le radici in Carmine Manzi sono il corollario di vita, la speranza e gli affetti, gli studi e il risultato cromatico, coscienziale eterogeneo di una lungimiranza fuori dal comune,  di una vita spesa all'insegna del <Pensiero>. La terra amata e venerata degli avi, è per questo scrittore il  luogo edenico, il pane quotidiano, la visione ontologica moderna, ma anche soprattutto antica della summa dei pensatori greci. In lui la cultura si riformula alla vita e registra un sostrato di fede, di conoscenza, di approfondimento che fanno parte della cultura ellenica, si evincono la solarità del profondo, la visione del mondo stesso che gli consentono di essere una testimonianza artistica e strutturale di primaria rilevanza nell'agone letterario di oggi.

Poi vi è la fede, altro cardine amplificato e monumentale che riempie la sua vita, ne fa ogni giorno stimolo per altre avventure letterarie, per altre destinazioni dell'Oltre. La sua carica emotivo/sentimentale è genuina e coinvolgente, riporta l'arguzia, l'intelligenza e l'equilibrio del suo patrimonio culturale, senza l'assuefazione al soggettivismo imperante  o al paludamento atipico moderno.

Uno scrittore a 360° che vive la cultura come "forma mentis" e la riscrive e trascrive sul foglio, la esamina da tutte le angolature, la vive, la respira, la istituzionalizza nell'anima e nella coscienza della sua parola trasfiguratrice, nella sua solitudine e nel silenzio del suo Eremo Italico, che come D'Annunzio ha la caratteristica paesaggistica della Cappoccina "casa dell'anima"e le sue descrizioni: è luogo e tempo, destino e meta, sogno e realtà, utopia e vicinanza a Dio, metafisica presenza e mistero, canto e delizia che denudano l'anima e ne armonizzano le energie, le strutture, le forme.

Avere uno scrittore come Carmine Manzi è un vero privilegio per quella regione d'Italia che gli ha dato i natali, ma è anche un bene per tutti. Egli è, e rimarrà nella Storia della Letteratura un faro per il mondo che verrà, lo è soprattutto per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo e di apprezzarne lo spirito e la reale portata dei suoi ideali cristiani, di fedeltà, di bellezza e di fede nel Mistero Ultimo che ci trascende. La cristianità è il suo pane, la religione il fondamento sano di quelle abbondanti messi che ne contraddistinguono  il vasto operato letterario, e la sinergia profonda e operosa che lo ispira ne è la prova pià evidente.

Per concludere potrebbe fare da epigrafe questo pensiero in versi che gli si attaglia egregiamente: " è senza storia un paese/ e senza anima/ dove le tradizioni non sono/ nè raccolte né tramandate/"(Paese senza storia, pag.106). E tramanda infatti egli stesso il suo patrimonio rurale, lo carica di umanità e d'ineffabile poesia .

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